Ho sognato che dormivo al bivacco piero rossi e che mi risvegliavo sognando di guardare la televisione: c'era un tizio la domenica pomeriggio che spaccava a colpi di mano una fila di noci di cocco allineate su un nastro mentre delle conduttrici gonfiate di gomma sorridevano oscillando come birilli. Ho aperto gli occhi all'improvviso, per mettere in fuga quell'immagine e ho visto il cielo azzurro e l'ombra della pala alta velare la val de piero. Mi sono girato e lungo la cengia, verso la sorgente, franco miotto stava spaccando un vecchio tronco di mugo a colpi d'accetta. Alla fine mi sono svegliato per davvero, con il sole che mi scaldava e la schiena appoggiata alla parete, sotto la targa del luogo più sacro di una chiesa. Mc rimestava nel pentolone di miotto, battendo sull'orlo il mestolo per sgocciolare la polenta. E diceva: la polenta che avanza ce la portiamo via domani, per l'ultima tappa, la mangiamo alla fratta del moro. Ho pensato: chissà se ce la faccio. Ma il Burèl dev'esser buono e buona anche la polenta. Ho guardato ancora la val de piero, ne ho respirato di nuovo il sole e ho richiuso gli occhi. Quindi mi sono svegliato per davvero: era il pres che batteva un chiodo per proteggere la traversata fino alla sorgente. Serve acqua per la polenta di mc, diceva, chi mi accompagna?
Alla fine mi sono svegliato per davvero, per scoprirmi veramente addormentato in coda sulla strada che attraversa la pianura. E qui mi sono ritrovato a pensare alla sostanza di quello che avevo visto. Pensate un po', in quel posto così inospitale e respingente c'è un divano d'erba sul quale ci si può sedere facendo penzolare e oscillare le gambe nel vuoto ridendo come bambini e giocando con le cime e le guglie ... pala alta e pala bassa, quarta pala, nason, forzelete, costa del colon bramoso, fratta e burel, spirlonga e chissà quali e quanti altri divani. Come in un sogno l'erba cresce tra le rocce e le rocce appuntite spuntano e si insinuano e si alzano ogni giorno di più tra ciuffi d'erba e noi costruiamo e cime nuove incastrando torre su torre, pala su pala. L'erba sta diventando gialla, la legna del mugo vorrebbe scaldare la polenta. Il motore vibra. Muovo le gambe nel vuoto, sono stanco per tanto camminare. Il semaforo è verde, riparto. Scendo dal divano aggrappato a ciuffi d'erba. Mi infilo in val de piero, pronto ancora a tremare. Vorrei tornare lassù a ridere, a ringraziare Piero, Franco e i loro camosci. |