Sì, proprio io, scalatore disoccupato, me ne stavo seduto su una seggiolina di plastica davanti alla roulotte nel mio campeggio.
Con i gomiti appoggiati allo schienale e la faccia incastrata al binocolo puntavo le ripidissime praterie erborse del monte Caos, montagna perduta tra le grandi glorie di quella catena calcarea pecorsa da un paio di secoli da eroi ed esploratori. Mi soffermo sulle imbottiture di quel divano verde muffa inzuppato dall'umidità di due mesi di piogge quasi continue. Nei bottoni rocciosi che trattengono mucchi d'erba morbida gocciola acqua. Il monte caos è un vecchio divano di pelle dimenticato in una soffitta bagnata. Sulle sue pareti confrontandole con la cartina indovino dove passa un sentiero; è dove il pendio quasi verticale ad un certo punto si ferma prima di ripartire. E' un vandeiviedei come se di qua potessero passare quadrupedi da quintali. Vitelli e maiali che volavano in pesante allegria. Il Van si scrolla di dosso un po' d'acqua e fango e lascia passare verso l'alto capre e uomini e camosci e appunto porci e mucche. Immagino tutto questo mentre un fiume corre perpendicolare e all'improvviso fa un salto verso il fondo della valle, dove riposano uomini distratti. File di camosci vanno e vengono per queste pareti di notte, ma sembrano fuggire dall'occhio che li cerca. Con il binocolo, cerco, guardo le singole rocce, i buchi sulla parete, cerco la traccia di un sentiero. Sotto la cime del Caos appaiono macchie bianche sparse come pecore con la bocca sull'erba. Piccolissime a pochi metri dalla vetta e dall'abisso che le separa dal mio binocolo, lontane dal sentiero. La visione scompare quando stacco gli occhi dal binocolo ed intanto qualcuno si è già messo ad imitarmi con suo binocolo mentro continuo a chiedermi da dove vengono quelle pecore sulla montagna mai percorsa. C'e qualcuno allora che ce le ha portate, dicono gli altri. E poi ridono alle pecore lontanissime. RIcomincio a guardare. Hanno scombinato le loro posizioni. Posso far il guardone liberamente pensando a quei prati messi in piedi sul monte caos. alzo ancora il binocolo appoggiandomi alla spalliera della seggiolina di plastica, cerco di puntarmi perchè le pecore sono lontanissime e il binocolo trema. La sedia è leggera ed elastica. Vorrei vederle una per una e condividere le quattro zampe appoggiate su quel muro d'erba bagnata, masticando masticando lontani dal sentiero. MA come ci sono arrivate? Una si sposta, la vedo come l'acqua su Marte. Confusa e tremolante, in una cascata di teorie scientifiche. Sale un po' lei, la seguo verso l'alto, sposto i gomiti, avanzo col peso. Poi uno scatto ed un TOC duro mi fa precipitare la vista giù per la parete le pecore in una striscia bianca tornano verso l'alto mi appare la roulotte mi scivola il binocolo nella mano e l'erba sotto di me è più vicina. STAC! la plastica si è spezzata ed io, che contavo le pecore, giù a terra sull'erba a considerare le mie aspirazioni deluse. Ridono i campeggiatori, ma riprendo subito possesso del binocolo, cerco le pecore, metto a fuoco, frammenti di plastica bianca sono ancora lì, la cascata gocciola e ghigna. Così sono sceso dal monte Caos, attenzione ai passaggi scivolosi. |