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casere e bivacchilibro di vettalinkcontattihome

09/09/2007

C'ERA UNA VOLTA UNO GNOMO

...che faceva la guardia di una bella valle. Controllava i biglietti d'ingresso, ma non gli era mai capitato di dover rimandare indietro qualcuno. Erano talmente pochi gli uomini che andavano a trovarlo che avrebbe permesso il passaggio anche ad uno di quei rumorosi aggeggi con le ruote e il fumo che da qualche anno risalivano la Grande Valle. Purchè passasse qualcuno. Ma pochi passavano e questo lo rendeva triste. Eppure il sentiero dal quale partiva la sua valle, d'estate era affollatissimo di turisti ben vestiti e attrezzati e ben disposti a conoscere le montagne. Altre montagne però. Non passano mai di qua, constatava lo gnomo vedendo sfilare sotto di sé, oltre le dune ghiaiose e la rete elastica dei mughi verdi, gruppi numerosi e rumorosi di escursionisti. Non sapeva, lo gnomo, che in quell'intrico di sassi e rami verdi, era sconosciuto a molti. Non sapeva che pochi libri parlavano di lui e delle sue virtù. Pochi lo lodano, pochi lo raccontano, pochi lo conoscono.

Una mattina si sparse una voce. Non solo qualcuno sarebbe entrato nella valle ma avrebbe puntato direttamente a lui, alla sua testa, alla calotta spelacchiata e sassosa all'ombra dei giganti. Non succedeva quasi mai. Quella mattina qualcuno aveva scritto sul Grande Libro "destinazione Gnomo". Il timbro se n'era accorto ed essendo un pettegolo lo aveva raccontato al bicchiere di birra ancora sporco. Il bicchiere ci aveva riso su e le frequenze del vetro, percettibili a distanza solo dalle api, vennero intercettate in aria al limite più alto della vegetazione, dove sassi e radici si coprono di polvere, proprio sotto l'imbuto della valle. L'ape l'aveva raccontato subito all'Elefante, in un orecchio. E l'elefante aveva mosso la proboscide per avvertire lo Gnomo, che si era preparato ad accogliere i visitatori. I mughi si erano un po' spostati, qual tanto che bastava per far vedere la strada, e si era fatto persino uno shampoo, velocemente, contro le rocce forforose. Un lavaggio riservato per le grandi occasioni. Erano in quattro, quelli che salivano, allungati in processione. Uno più veloce, pensieroso; una donna caparbia ostinata e agile, un terzo che inciampava per il sonno e l'ultimo, veramente affaticato, appesantito sulla schiena. Per un po' lo gnomo ebbe paura che i quattro stessero andando altrove: perchè salivano quel canalone così sporco? Che aveva faticato a fare? Dilettanti, mi toccano sempre i dilettanti, pensava. Poi si accorse che dovevano essere simpatici. Arrivarono rapidamente nel posto giusto. Quello con la barba e la donna cominciarano anche a fumare, come i vecchi alpinisti di una volta. Poi si incamminarono per il canalone che sta fra lui e l'Elefante. Che bella sensazione, poter mostrare a degli intenditori la mia collezione di macigni, di massi incastrati in gole ripide, come questo qua a fianco della torre di babele, le scariche di sasso fine fine, i pendii di taglio medio e quello più grosso, le pignette secche di mugo cosparse qua e là, i saltini di roccette solide che tanto fan piacere all'alpinista.

Ma la soddisfazione più grande lo gnomo l'ebbe all'inizio delle grandi rocce. Non era mai successo. "Io non vengo. Resto qui. Si sta bene al sole. Non me la sento, mi fa troppa paura". Non era mai successo che facesse paura a qualcuno. La Trieste, altro che se poteva permetterselo di far paura. Ma lo Gnomo, insomma, mai sentita questa storia della paura. Il Barba alzò la voce, come per imporsi, l'assonnato non parlava. E lo gnomo non sentì bene perchè il quarto, quello che era tanto stanco, aveva mosso una scarica di sassi, tra l'altro rovinando la sua collezione di rara dolomia giurassiaca. Benchè innervosito lo gnomo aveva già confidato il suo orgoglio all'Elefante. Hanno paura, diceva, esagerando un po'. Sarà... pensava l'elefante.

Intanto i quattro, senza difficoltà, erano riusciti a passare il primo salto un po' vertiginoso, aiutandosi con una corda. A sgonfiare la boria dello gnomo ci si mise la torre di babele che esibiva altri due tizi velocemente aggrappati al suo spigolo giallo. Su su su, veloci come ragni. E i quattro invece, lenti lenti. E vabbè, mi rendo conto, diceva... caro gnomo... Dilettanti, dilettanti, forse avevi ragione tu, i tuoi ospiti sono dilettanti. Anche se sembrano divertirsi, anche quando litigano e urlano. Sentili un po': recupera, fermati, dove vai, cosa hai detto? ehiiiiiii!!!! libera, parti, eeeee???? Insomma, una confusione, un baccano.

Intanto i quattro erano arrivati in cima, sul vecchio capello di pietra dello gnomo, sulla cocuzza appuntita dietro la fronte spelacchiata. Simpatici questi visitatori. Aprono una bottiglia, mangiano. Offrono anche. Un goccio di vino alla salute dello gnomo.

commento di: Ettore
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