Finalmente in montagna con la possibilità di immergersi in questa realtà per più giorni! Doveva essere per me un ritorno sul Catinaccio, un gruppo montuoso che già avevo avuto il piacere di percorrere in altre occasioni. Effettivamente sono tornata lì, ma è come se fossi stata in un altro posto. Il ricordo che mi era rimasto dalle volte precedenti era di cime dalle rocce bellissime, di lunghi sentieri, di comodi rifugi. Sono passati quattro anni dall’ultima volta. In questo tempo la mia “frequentazione montanara” è cambiata, i miei gusti mutati. Così, senza neppure rendermene conto, anche quei ricordi si sono trasformati: i sentieri sono diventati troppo tracciati e frequentati, i rifugi troppo comodi, affollati e soprattutto rumorosi. Se, da appena affacciata a questo ambiente, questa era la montagna che ho potuto conoscere tramite le gite sociali, ora, a distanza di anni, questa è la montagna che non ritengo più tale. Col tempo dentro di me si è distinta infatti una montagna vera con la “M” maiuscola, da quella “turistica”che vedi come una cartolina: impalpabile… la vedi, ma non la vivi! Qui è dove và la massa, dove per premettere questa frequentazione, perfino la montagna stessa viene “modellata”, le cose più difficili vengono rese facili e accessibili a scapito dell’ambiente stesso. Ma se viene richiesto il trasloco delle comodità cittadine in quota, forse non è molta la voglia di conoscere qualcosa di diverso, di sperimentarlo, di sperimentarsi rapportandosi a questa diversità. Del resto, quanti sono i rifugi degni di tale nome e quanti sono stati trasformati in alberghi d’alta quota? Mi sono sentita dire che sono diventata troppo integralista, rigida nelle mie convinzioni quando d’estate mi rifiuto di prendere una seggiovia per accorciare una salita, fare meno fatica e perdere meno tempo. Ma adesso si deve correre anche in montagna? E perché non fare una sana fatica? A me piace sudare e avere il fiatone perché stò conquistando qualcosa. In questo mio ritorno sul Catinaccio ho potuto vivere la montagna che mi piace e come mi piace, inaspettatamente. La certezza di esser capitata davvero in un posto speciale è data dal semplice fatto che da venerdì alle h.18 a domenica alle h.13 nessun incontro con essere umano a parte il preventivato “compagno di avventura”. Due giorni percorrendo in silenzio, o parlando piano, un Catinaccio sconosciuto, nel rispetto di questo ambiente che non era nostro, ma che ci ospitava. Mi piace camminare in silenzio: per ascoltare il mio respiro, la montagna o, come in questo caso, per cercare di non disturbare incontri fantastici con i veri padroni di quei luoghi: camosci, cerbiatti, scoiattoli e leprotti. Abitanti che purtroppo abbiamo comunque disturbato o spaventato perché chi ha segnato questi sentieri e ci aveva preceduto, non era armato di macchina fotografica! Abbiamo percorso per la maggior parte sentieri di cacciatori, attraversando luoghi meravigliosi con forcelle di prati verdissimi. La fortuna ci ha fatto incontrare due branchi di camosci. Il primo ci ha guardato e controllato da lontano per un bel po’ di tempo per poi decidere di risalire una forcella; l’altro l’abbiamo visto scendere da una parete di roccia. Spettacolo quest’ultimo impagabile quanto pericoloso per noi che siamo rimasti lì sotto incantati a guardare. Vedere quegli animali correre così, genera energia e incredulità: ma come fanno a correre così, lì dove noi dovremmo arrampicarci usando corde e moschettoni???? Eppure ci riescono: veloci e sicuri. Intanto noi lì sotto, noncuranti dei sassi che fanno “saltare” come fuochi d’artificio! Pare che corrano in maniera confusa, invece, mentre gli altri si mettono al sicuro, c’è sempre chi aspetta l’ultimo in modo che possano poi proseguire tutti insieme. Bellissimo. Tenera è stata invece la scena del venerdì appena arrivata. Mentre aspettavamo che il tramonto dipingesse con i colori più caldi le rocce delle Torri del Vajolet, una cerbiatta uscita dal bosco si affaccia sul prato. Và un po’ avanti, ma non si allontana troppo, si guarda intorno. Dopo un po’ capiamo perché tanta prudenza: la segue un tenerissimo bamby che saltella con delle zampette non troppo sicure e il suo codino bianco che spicca sul restante manto più scuro! Non era la prima volta che mi capitava di vedere scene così, di adulti che proteggono i loro cuccioli, ma ogni volta è davvero un’emozione! Grazie a queste presenze anche una semplice colazione può essere diversa: la prima mattina due alberi più in là giocavano e si rincorrono due vivacissimi scoiattolini mentre noi eravamo alle prese con caffè e cappuccini per cercare di svegliarci! E’ stato speciale poter vagabondare così due giorni, con la massima libertà e senza neppure la restrizione di dover raggiungere un bivacco: il bello della tenda! Tenda neppure usata la prima notte, perché un clima generoso mi ha permesso di realizzare quel sogno che aveva fatto da “molla” per andare sul Catinaccio: addormentarmi guardando le stelle, rincorrendo il ricordo di una splendida via lattea vista anni fa . Quante volte ci sono stellate meravigliose in montagna, ma arriva sempre il momento che devi rientrare per andare a dormire o per il freddo. Questa volta ero troppo decisa a godermi lo spettacolo e poterle ammirare fin che gli occhi fossero riusciti a restare aperti. Così mi ero “armata” di sacco a pelo pesante e stuoino per poter dormire all’aperto. Ma c’era una magica stellata che non si stufava mai di farsi ammirare e io ero così presa da questo spettacolo che le palpebre non diventavano mai pesanti tanto che alla fine le ho dovute chiudere volontariamente…. Si sono aperte da sole invece nel mezzo della notte quando mi ha svegliato una luna meravigliosa con una luce intensissima ( e meno male che non era piena!!!!). Unica preoccupazione di questi giorni era trovare l’acqua per la sera e il giorno dopo, raccogliendola dal gocciolare delle rocce o da conche scavate da ora fantasmi ruscelli, sperando che qualche camoscio non ci avesse fatto qualcos’altro oltre il semplice bere….. E’ divertente lo scambio di battute che precedono la raccolta di questa acqua dubbia, che non sono altro che un gioco perché nessuno vuole prendersi la responsabilità per eventuali “disguidi” che possono verificarsi il giorno dopo se tanto pulita dovesse poi dimostrarsi non esser stata! Ormai rodati a simili esperienze, abbiamo concordato che sarebbero stati “tutti anticorpi”!!!!!!! Cercare e raccogliere l’acqua: che valore questo gesto a ripensarlo poi in città, magari mentre meccanicamente giri un rubinetto….. Mi piace tanto questo vivere cose un po’ selvatiche, ma estremamente autentiche e profondamente appaganti, rigeneranti. “Sbracata”, senza ritmi imposti, ma facendoti vivere dal tempo e il ritmo della montagna. Vivere così mi sballa veramente tutti i schemi mentali dati da tutte quelle usanze cittadine imposte. Quando tu uomo devi adattarti all’ambiente, hai raggiunto un buon grado di autenticità montanara; quando sono i camosci che la fanno da padroni su quei sentieri che stai percorrendo e ti par quasi di dover chiedere “è permesso?” Apparentemente non hai quasi nulla, eppure hai tutto: materialmente hai l’essenziale, poi hai te stesso e il rapportarti con la natura e un mondo autentico. Quando la sera non hai neppure la possibilità di accendere un fuoco, lo spettacolo più bello è il tramonto con il sole che và a nascere da un’altra parte; il gioiello sono le stelle che rendono prezioso il cielo; il fascino è la luna che tutto illumina e controlla con la sua luce gelida e severa. Domenica abbiamo percorso una traccia che mi avrebbe ricondotto alla macchina. In un momento di pausa ci siamo fermati di fronte alle Torri del Vajolet, la Croda di Re Laurino e la Cima del Catinaccio. Un gioco di nuvole e luci permetteva di distinguerle e mi sono ricordata di quei sentieri affollati che correvano proprio là in mezzo, ai loro piedi… Mi ero talmente immersa in quella diversa realtà che avevo dimenticato quello che c’era tra quelle cime. Pare impossibile come due realtà possano essere tanto vicine quanto lontane. Tendenzialmente quando vado in montagna percorro itinerari lontani da quelli classici troppo afffollati, perciò non mi stupisco di vivere certe cose, quello che mi ha fatto strano questa volta è stato di viverle in un gruppo montuoso che fino ad ora ho considerato solo “turistico”. In questi giorni ho scoperto che si può attraversare il Catinaccio nella confusione o nel silenzio. Ma oltre a questo, mi ero dimenticata di tante altre cose perché camminare e vivere queste esperienze, mi fa completamente “staccare la spina” e portare a casa sempre qualcosa di prezioso. Non è la prima volta che dopo, durante la settimana, in un momento di stanchezza, trovo un po’ di pace e serenità ricordando il musetto curioso e simpatico di qualche camoscio che si era fermato curioso ad osservarmi, sicuro sul suo spuntone di roccia, puro come il cielo in cui la sua immagine si infrange. E già il sorriso scaturito da quel ricordo, mi fa stare già un po’ meglio…!!!!! |