La bocca della forcella è aperta.
Si carica di neve e di aria
e del grigio nero del cielo.
Riempie se stessa,
tra terzo e quarto torrione,
liscia le linee delle sue rocce
divora sassi, polvere e frammenti
il suo stomaco macina neve e pietra
il vento lo vomita
e frusta nuvole di libero vapore.
Finisce di essere stanca di tutto
questo parlare
e aspetta le impronte degli amici
che salgono con il sole
a riguardare
il suo colletto di neve dura.
Non infuria più la rabbia dove
la mano si posa a misurare
la coltre di polvere e sassi.
Sulla forcella
gli uomini riposano scherzando
con gli occhi già nelle rughe della roccia,
più in alto le mani accarezzeranno
e canteranno questa terra senza parole. |